Consigli pratici

Decalogo per i genitori

L'adattamento dal testo "I giovani e l'alcol: istruzioni per l'uso. Dieci suggerimenti ai genitori per favorire una scelta responsabile dei figli" di Emanuele Scafato e Rosaria Russo, Osservatorio su Fumo, Alcol e Droga, Istituto Superiore di Sanit)

La nostra cultura conosce e usa le bevande alcoliche da millenni, e come avviene con un amico che si frequenta da una vita, abbiamo nei confronti dell'alcol una familiarità e un'accettazione incondizionata che ci porta a sottovalutarne gli aspetti negativi, e a porci nei suoi confronti con un atteggiamento di eccessiva fiducia, come se dall'alcol non dovessimo aspettarci brutte sorprese, visto che lo conosciamo così bene e nel tempo abbiamo imparato a gestirlo.
La cultura mediterranea ha addirittura messo sullo stesso piano di un qualsiasi alimento una delle bevande alcoliche più diffuse, il vino, attribuendogli qualità e virtù quasi terapeutiche (il vino fa buon sangue) o comunque positive per la prevenzione di alcune patologie, e associando il suo consumo a innumerevoli situazioni e "riti sociali" (feste, compleanni, brindisi augurali).
Tutto ciò ha contribuito alla diffusione e alla accettazione sociale delle bevande alcoliche, il cui consumo viene incentivato da forti pressioni non solo culturali e sociali, ma anche commerciali, visto che la produzione di bevande alcoliche rappresenta una fetta importante della nostra economia.
Soprattutto i giovani sembrano particolarmente sensibili ai messaggi promozionali e alle suggestioni che incitano all'uso di alcol, e soprattutto inconsapevoli o indifferenti rispetto alle situazioni di rischio che tale comportamento induce, scegliendo spesso di adottare stili di consumo non più legati alle tradizioni mediterranee (associato ai pasti) ma più simili alle abitudini nordeuropee, dove l'alcol viene usato per le sue proprietà psicoattive e quindi per gli effetti che è in grado di esercitare sulle prestazioni psicofisiche. Questo spiega il mutamento nelle preferenze rispetto al tipo di bevande (meno vino, più birra e superalcolici), rispetto ai luoghi di consumo (pub, birrerie, discoteche) e alla frequenza (i giovani non bevono quotidianamente ma concentrano le bevute nei fine settimana). E anche l'adozione di abitudini che seguono le mode dei giovani europei come "l'happy hour", cioè l'usanza di ritrovarsi in determinati locali subito dopo il lavoro per consumare bevande alcoliche fuori dai pasti (spesso i locali incentivano questa abitudine con promozioni e sconti), o il "binge drinking", cioè l'abbuffata di alcol, che consiste nell'assunzione in breve tempo di forti quantità di alcol (5 bicchieri e pi) per raggiungere lo sballo e uno stato di incoscienza. è evidente come questa modalità di assunzione di bevande alcoliche aumenta il rischio sia di sviluppare danni causati dall'uso eccessivo di alcol, sia di avere comportamenti pericolosi (guida in stato di ebbrezza, comportamenti sessuali a rischio, risse). Inoltre, il fatto di assumere alcol per ricercarne gli effetti voluti (euforia, eccitazione, disinibizione) o per rispondere a bisogni di tipo psicologico (sentirsi più sicuri, più disinvolti, favorire i rapporti interpersonali soprattutto con persone dell'altro sesso, apparire più emancipati e alla moda, sentirsi accettati dal gruppo dei pari) aumenta la probabilità di sviluppare nei confronti di questa sostanza un legame di dipendenza. In realt, essendo l'alcol una sostanza in grado di provocare effetti di alterazione che l'individuo sperimenta come piacevoli e in molti casi anche funzionali ad alcuni bisogni, con il "vantaggio" rappresentato dal fatto che è legale, facilmente accessibile e poco costosa, essa diventa per molti una valida alternativa alle "droghe illegali". Oppure sempre più spesso l'alcol viene associato alle altre sostanze stupefacenti, di solito per modularne e controllarne meglio gli effetti.
è indubbio quindi che sia indispensabile riuscire a veicolare quanto più precocemente possibile dei messaggi, rivolti specificatamente agli adolescenti, che li aiutino ad accrescere la loro consapevolezza sui rischi legati all'uso di bevande alcoliche e ad esercitare la loro capacità critica nei confronti delle sollecitazioni al bere che giungono dai mass-media, imparando a resistere alle pressioni dei pari e a fare delle scelte responsabili e autonome in direzione di stili di vita più salutari.

L'Osservatorio su Fumo, Alcol e Droga dell'Istituto Superiore di Sanità ha elaborato un decalogo, dieci consigli rivolti espressamente ai genitori per aiutare i figli a scegliere consapevolmente se, quando e come consumare le bevande alcoliche. Eccoli qui di seguito riassunti:

 

  1. I giovani, in genere, si dichiarano anticonformisti. è bene incoraggiare questa inclinazione facendo loro notare come spesso i ragazzi in realtà tendono ad assumere tutti i medesimi comportamenti, a seguire acriticamente le mode e ad adeguarsi alle abitudini imposte dal gruppo dei pari. Bere alcol, ad esempio, lungi dall'essere una dimostrazione di forza e superiorit, può diventare invece un segno di debolezza e di incapacità di proporsi come persone dotate di autonomia di giudizio, mentre al contrario scegliere di non bere sapendo motivare e sostenere la propria decisione (ad es. perch ci si deve mettere alla guida) è indice di personalità e carattere e può acquistare maggior prestigio e considerazione tra i coetanei. è importante inoltre insegnare ai ragazzi a leggere e analizzare criticamente i messaggi che arrivano dalla pubblicità sugli alcolici, evidenziando l'incongruenza tra ciò che la pubblicità promette e la realtà dell'esperienza quotidiana.
  2. Nei giovani è sempre più frequente rilevare un uso dell'alcol come risposta a difficoltà nelle relazioni con gli altri o di inserimento nel gruppo. Bere diventa una scorciatoia, facile ma insidiosa, per affrontare problemi personali e relazionali, che andrebbero invece identificati precocemente attraverso il dialogo e la comunicazione con le figure adulte di riferimento, in particolare i genitori. Che hanno inoltre un ulteriore responsabilit: quella di testimoniare, con la coerenza dei propri comportamenti, una scelta di sobrietà o di consumo responsabile, che educa i figli ad uno stile di vita improntato alla moderazione e attento alla salute. è dimostrato che lo stile di consumo del capofamiglia influenza quello di tutto il nucleo familiare, e nelle famiglie dove non si consumano bevande alcoliche è meno frequente la presenza di persone con problemi alcolcorrelati.
  3. È fondamentale parlare ai figli fin da quando sono bambini dei danni e dei rischi legati all'alcol, senza attendere l'età adolescenziale, quando l'atteggiamento oppositivo e la contrapposizione al mondo degli adulti può rischiare di far apparire le raccomandazioni dei genitori come frutto di un'eccessiva preoccupazione o di un tentativo di limitare la loro libert.
  4. Purtroppo l'Italia è il paese europeo dove risulta più bassa l'età in cui i ragazzi iniziano il consumo di alcolici: 12 anni circa. Nonostante la legge italiana preveda il divieto di somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni, la realtà è che ben pochi sono gli esercenti che si preoccupano di verificare l'età dei loro clienti adolescenti, anche perch i controlli per verificare il rispetto di questa norma sono praticamente inesistenti. Ma il limite di età ha una precisa motivazione fisiologica: l'organismo in formazione dell'adolescente non ha ancora completamente sviluppato i meccanismi di smaltimento dell'alcol, e ciò lo espone ad un maggior rischio di danno alcolcorrelato. è quindi importante che i genitori spieghino ai loro figli come il divieto di consumare alcol non sia un attentato alla loro libert, ma una misura di tutela e di salvaguardia della loro salute psico-fisica.
  5. Quanto detto nel punto precedente vale, a maggior ragione, per le ragazze, in quanto l'organismo femminile è in grado di metabolizzare solo la metà dell'alcol che riesce a trasformare un uomo, ed è quindi più esposta e vulnerabile ai suoi effetti nocivi. Per lo stesso motivo, la donna ha una capacità di tollerare l'alcol più bassa di un uomo e ne può bastare una minor quantità per subirne le conseguenze dal punto di vista dell'alterazione psichica, con aumento del rischio di comportamenti sessuali non protetti e di gravidanze indesiderate. è bene inoltre informare le ragazze che l'alcol nuoce gravemente al feto in quanto sprovvisto delle difese dell'adulto nei confronti dei suoi effetti dannosi: non è stato possibile identificare una dose soglia che garantisca rischio zero per il feto, quindi l'unica scelta assolutamente sicura è quella di evitare totalmente qualsiasi consumo di bevande alcoliche se si è in gravidanza o se la si sta programmando.
  6. I giovani tendono a sottovalutare il rischio insito in alcuni comportamenti o assumono un atteggiamento di sfida e di ricerca intenzionale di situazioni pericolose. La maggior parte inoltre sembra assolutamente inconsapevole che oltre agli effetti piacevoli sperimentati in seguito all'uso di alcol, già a basse dosi possono verificarsi modificazioni importanti delle capacità psicofisiche che in alcune situazioni (ad esempio la guida) possono diventare significative dal punto di vista della sicurezza, e determinare gravi conseguenze in grado di compromettere la salute o la stessa sopravvivenza, propria e altrui.
  7. Le industrie produttrici di bevande alcoliche negli ultimi anni hanno intensificato le loro politiche di marketing rivolgendosi in particolare alle donne e ai giovani, le categorie dove si riscontravano consumi più bassi. Il risultato è che oggi non si rilevano più grosse differenze nell'uso di alcol tra i sessi e le generazioni, e l'età di iniziazione si è considerevolmente abbassata. Ciò è stato facilitato anche dall'introduzione nel mercato di nuovi prodotti studiati appositamente per piacere ai giovani, sia nel gusto che nella presentazione (forme e colori accattivanti), e soprattutto a bassa gradazione alcolica, non sempre facile da avvertire, per avvicinare i nuovi consumatori e abituarli gradualmente agli effetti dell'alcol. È importante perciò educare gli adolescenti a riconoscere queste strategie e a verificare il grado alcolico delle bevande che consumano, evidenziando come anche le bevande a bassa gradazione, lungi dall'essere innocue, possano determinare gli stessi pericolosi effetti degli altri alcolici se consumate in quantità tali da far raggiungere livelli eccessivi di alcolemia.
  8. Chi si abitua a usare l'alcol per sperimentarne gli effetti psicoattivi (euforia, disinibizione, sballo), nel tempo, a causa del meccanismo dell'assuefazione, tenderà ad assumerne quantità sempre maggiori per poter continuare a ricevere le sensazioni ricercate. Incrementare le dosi, oltre ad aumentare gli effetti tossici dell'alcol sull'organismo e quindi la probabilità di insorgenza di patologie alcolcorrelate, predispone il soggetto a sviluppare un legame di dipendenza, fisico e psicologico, che lo priva della capacità di controllare l'uso di alcol che progressivamente acquista un posto sempre più importante nella vita della persona, togliendo spazio al lavoro, alle relazioni, agli affetti.
  9. La nostra cultura e i martellanti messaggi pubblicitari ci propongono l'uso di alcol sempre associato a momenti di convivialit, allegria e piacere dello stare insieme, presentandolo come un connubio irrinunciabile. Può essere invece utile far sperimentare ai ragazzi tali occasioni di incontro e di divertimento non accompagnate da bevande alcoliche, ad esempio coinvolgendoli nell'organizzazione di una festa e scegliendo di offrire bevande esclusivamente analcoliche.
  10. È fondamentale che i genitori non deleghino ad altri l'importante compito di informare ed educare i loro figli ad un atteggiamento consapevole e responsabile nei confronti dell'alcol. È evidente che è impensabile poter mantenere un controllo assoluto sui loro comportamenti 24 ore al giorno, ed è quindi più efficace adottare un approccio attento all'ascolto e al dialogo, favorendo una responsabilizzazione e una capacità di gestire autonomamente le loro scelte, che permetta loro di saperle difendere e sostenere anche di fronte alle forti pressioni del gruppo dei pari. Senza dimenticare che il messaggio più efficace è il proprio comportamento e la coerenza, dentro e fuori le mura domestiche.